9 Aprile Apr 2017 1806 8 months ago

Roubaix: Van Avermaet super, Moscon, quinto, prenota il futuro

L'olimpionico vince la sua prima corsa delle pietre mentre il giovane trentino è autore di grande prova - Bravissimo anche Daniel Oss

Roubaix2017 Arrivo

Roubaix (FRA) (9/4) - Finisce la Roubaix numero 115 e Tom Boonen appende la bicicletta al chiodo. Avrebbe voluto farlo come Fabian Cancellara qualche mese fa, un altro che dalle parti di Roubaix ha fatto cose strabilianti. La Locomotiva di Berna ha chiuso la carriera con al collo l’oro olimpico nella crono, Tom avrebbe voluto cogliere il quinto storico sigillo nella corsa delle pietre. Non ce l’ha fatta, vinto dalla fatica e da un avversario soprattutto in grado di mettere in campo una squadra perfetta. Perché, senza nulla togliere allo straordinario successo di Greg Van Avermaet (il primo qui in Francia), possiamo tranquillamente affermare che la vittoria di oggi è anche frutto e merito di Daniel Oss, gregario di lusso, che ha, in alcuni momenti, illuso tutti noi tifosi che potesse arrivare solo nel velodromo più famoso del ciclismo. Ma la ragion di stato, o di squadra, che tante volte ha lasciato l’amaro in bocca a noi italiani (ricordate il podio della Roubaix del 1996?) questa volta premia sicuramente il corridore più forte nelle classiche di un giorno.

La differenza tra Van Avermaet e Peter Sagan in questo momento la fa proprio la squadra. Il primo può permettersi di cadere due volte, tornare in gruppo, recuperare e farsi portare dai suoi fino a 30 km dalla fine. Il secondo no. Passi per la foratura; passi per il tempo che ha dovuto impiegare per il cambio della ruota; passi per una bici che nelle fasi salienti ha montato materiale evidentemente non consono; ma quando il campione del mondo è stato costretto ad un secondo “pit stop” per rimettere le cose a posto, la frittata era fatta. Troppo il distacco dai primi, troppa la fatica di dover ricostruire tutto da solo… Sagan alza bandiera bianca a 30 km. dal traguardo, praticamente quando inizia la corsa di Van Avermaet.

La alza insieme all’altro sconfitto (ma vincitore morale) di giornata Tom Boonen. Per lui nessun incidente, nessuna sfortuna. Solo la dura constatazione che oggi vincere una Roubaix da favorito, con avversari del calibro del campione del mondo e dell'olimpico, a 36 primavere, è veramente dura. Ma la sua gara, coraggiosa e volitiva, le sue tirate sul pavé, in grado ancora oggi di fare male, la sua grinta anche nei chilometri finali consegnano alla storia di questo sport un’edizione di grande spessore, come forse non se ne vedevano da tempo.

Ed in questa irrompe con la forza della gioventù Gianni Moscon, il primo degli italiani al traguardo. “E’ stata una corsa veramente dura. Quando abbiamo ripreso i tre, a pochi metri dal traguardo, ho provato ad anticipare tutti... ma non ne avevo proprio più.” Il (quasi) 23enne (il 20 aprile) trentino, alla sua seconda Roubaix, ha fatto una grande corsa. “Sapevamo che Gianni aveva i numeri per fare una cosa del genere – ha commentato Davide Cassani impegnato in Italia con la Nazionale Mista al Giro dell’Appennino -, ma la gara di oggi, come quella di Daniel, di Matteo, mi regala un sorriso. Gli italiani sono tornati protagonisti nelle classiche del Nord.. Bravi anche gli azzurrini di Rino De Candido, che si sono ben piazzati nella corsa juniores (vedi qui)”.

La Parigi Roubaix, come sempre, è una corsa ad eliminazione: pronti via e per 250 chilometri si contano, pian piano, i protagonisti che saltano. Nella temuta foresta di Arenberg, a meno 100 dall’arrivo, i QuickStep-Floors con Tom Boonen forzano l’andatura. Van Avermaet, appena rientrato per problemi “di traffico” nel settore di pavé precedente, sembra tagliato furori. Non sarà così.

A meno 70 ci prova Sagan, che si porta dietro il compagno di squadra Bodnar, Jasper Stuyven (Trek-Segafredo) e Daniel Oss (Bmc). Sembra l’azione buona, ma una foratura ferma il campione del mondo e il suo scudiero. Restano avanti a “bagno maria” Oss e Stuyven. Dietro si riaccende la bagarre, che vede protagonista anche Gianni Moscon che insieme a Dimitri Claeys (Cofidis) e Jurgen Roelandts (Lotto Soudal) si riporta sui primi.

Quando la fuga dei cinque, a meno 40, sembra esaurirsi, Oss rilancia e diventa il perfetto punto di riferimento per Van Avermaet, sempre nascosto fino a quel punto. Alle spalle del battistrada si forma un gruppo con Van Avermaet, Moscon, Roelandts, Stuyven, Stybar e Langeveld. Sarà l’attacco decisivo. Sagan cede per le vincende raccontate all’inizio, mentre Boonen perde l’attimo decisivo.

Nel finale si trovano avanti Van Avermaet, Stybar e Langeveld. Entrano nel velodromo decisi a giocarsi le carte al punto che, non prendendo l’iniziativa, vengono raggiunti dai rientrati Moscon e Stuyven, attardati nel decisivo tratto di pavè del Carrefour de l’Arbre. Per quanto l’italiano del Team Sky provi a sorprendere i contendenti, Van Avermaet è troppo più forte della concorrenza e supera sul traguardo Stybar, cogliendo la sua prima classica monumento. Per lui la gloria; per il ciclismo italiano la consapevolezza di aver trovato in Gianni Moscon un corridore in grado, un giorno, di vincere a Roubaix.

Antonio Ungaro

Comunicazione FCI

ORDINE DI ARRIVO

1

Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team

In 5h41’07”

2

Zdenek Stybar (Cze, Quick-Step Floors)

3

Sebastian Langeveld (Ola, Cannondale-Drapac)

4

Jasper Stuyven (Bel, Trek-Segafredo)

5

Gianni Moscon (Ita, Team Sky)

6

Arnaud Demare (Fra, FDJ)

a 12”

7

André Greipel (Ger, Lotto Soudal)

8

Edward Theuns (Bel, Trek-Segafredo)

9

Adrien Petit (Fra, Direct Energie)

10

John Degenkolb (Ger, Trek-Segafredo)