26 Gennaio Gen 2018 1417 6 months ago

In sella per la pace tra i popoli

Gino Bartali, “Giusto tra le Nazioni”, è il padre nobile del Giro d’Italia che parte per la prima volta da Israele - Articolo ripreso da “Famiglia Cristiana” del 25 gennaio

Bartali Giustonazioni Copia

Venire a patti con il deserto. Farlo fiorire, secondo l'utopia biblica fatta propria da Ben Gurion, il fondatore dello Stato di Israele, che con la moglie Paula si ritirò nel kibbutz di Sde-Boker, nel Neghev, dove morì nel 1973.

Sarà un colpo d'occhio suggestivo ammirare il serpentone dei corridori del Giro d'Italia che a maggio arriverà nel cuore del deserto israeliano, dove funghi di pietra, archi naturali e colonne a forma di sfinge (come quelle di Timna Park) tratteggianoun paesaggio unico al mondo.

Il resto è solo silenzio. Buono per meditare e scoprire come ogni pietra, da queste parti, evoca storie, passioni, lotte che si perdono nella notte dei tempi e in quell'alfabeto colorato della nostra civiltà che è la Bibbia.

Il Giro d'Italia, quest'anno, parte proprio da qui. Non sembri una scelta stravagante o contraddittoria, perché non lo è. La corsa rosa è (anche) storia di simboli. E il simbolo più evocativo che ha dato l'idea per questa partenza fuori dall'Europa - la prima nella storia della gara - è quello di Gino Bartali.

Il suo nome è scolpito nella pietra, in cima alla seconda colonna dedicata agli italiani, nel Giardino dei Giusti a GerusaJemme. Non c'è più Andrea, il figlio di Ginettaccio, a mostrarlo con orgoglio. Ma ci sarà la nipote Gioia, figlia di Andrea, che qualche mese fa è venuta in visita allo Yad Vashem, il Memoriale dell'Olocausto. Bartali nel 2013 è stato riconosciuto "Giusto tra le Nazioni" per aver contribuito a salvare centinaia di ebrei italiani dalla deportazione nei campi di sterminio.

È lui il padre nobile di questo Giro numero101.

DA EILAT AL MAR MORTO - Israele non è solo Gerusalemme, la città contesa dove si riversano da secoli tutte le passioni religiose dell'Occidente. Più della metà del suo territorio è deserto pietroso, intervallato da vecchi kibbutz, molti dei quali, oggi, sono solo mete turistiche utili a evocare una stagione che non c'è più. Si potrebbe cominciare, in questo girovagare sulle orme dei ciclisti del Giro, da Eilat, sul Mar Rosso, conquistata da re Davide e oggi meta trendy e giovanile (non a caso da fine ottobre qui atterrano i voli diretti di Ryanair da Roma e Milano), dove ci si può fare il bagno con i delfini al Dolphin Reef o fare stalbet, parola che in ebraico significa relax, ozio. Per ammirare un panorama mozzafiato, che va dal deserto egiziano del Sinai alle coste della Giordania, basta inoltrarsi con un fuoristrada sulle montagne di Eilat rese instabili da piccole scosse impercettibili {siamo sul confine tra la placca africana e quella araba) che hanno creato spettacolari fenditure verticali. Un'avvertenza: per gustarsi il deserto bisogna risalire piano. A 25 chilometri da Eilat, ci sono i resti della più antica miniera di rame all'interno di Timna Park (dove si può fare campeggio e dormire in tenda di notte) si possono ammirare le Colonne di Salomone e perdersi in ricami archeologici.

Al culmine del Monte Neghev, a sud della città di Be'er Sheva, la carovana rosa attraverserà il Makhtesh Ramon, uno dei più grandi crateri al mondo (lungo 40 km, largo fino a 10 e profondo 500 metri), che somiglia a un cuore allungato e porta il nome di Ilan Ramon, primo astronauta israeliano: morì nel 2013 dentro la navicella Columbia che si disintegrò nello spazio.

Nel canyon di Ein Avdat, ora Parco nazionale, l'essenza aspra del deserto quasi si attenua per un attimo. Qualche palma, all'inizio, piccole cascate d'acqua sorgiva, stambecchi nubiani piuttosto smunti. Fino a imbattersi nei più umili cespugli di tamerischi, la pianta che Abramo piantò a Bersabea tra i Filistei per dire che quella terra apparteneva a Dio, il quale l'avrebbe data ai suoi discendenti. È un affastellarsi di suggestioni. Neppure un filo d'erba, in Israele, è esente da storie e affanni di uomini in dialogo con Dio. Il Giro d'Italia non si concederà una deviazione verso il Mar Morto, ma il visitatore del Neghev non può perdersi l'occasione di un tuffo nelle acque salatissime in quella che è la più profonda depressione del mondo, a 800 metri sotto il livello del mare.

Sulla sponda occidentale del Mar Morto sono ancora riconoscibili i confini degli accampamenti della X legione romana comandata da Flavio Silva, che nel 72 a.e. cinse d'assedio la fortezza di Masada, dove si erano rifugiati gli ultimi irriducibili ribelli della Giudea che non volevano arrendersi allo strapotere dell'Impero. È una cittadella, lassù in alto, che più di ogni altra cosa dice il carattere ebraico, abile ad addomesticare il deserto fino a creare un centro con il palazzo di Erode il Grande, la Sinagoga, i magazzini per il cibo e le terme. Be'er Sheva, da dove partirà la terza tappa del Giro, è l'ultima città israeliana prima che il Neghev inghiotta tutto sino a sbucare sul Mar Rosso, a Eilat.

TEL AVIV, LA CAPITALE GIOVANE - È tempo di risalire ed entrare nella Città sacra per le tre religioni monoteistiche: cristianesimo, islam ed ebraismo. Gerusalemme si può ammirare dal Monte degli Ulivi, dove Cristo si consegnò alla Passione. Oppure percorrerla nel dedalo delle vie della città vecchia, dove si può toccare con mano come davvero, per dirla con il filosofo danese Kierkegaard, «la fede è la più alta passione d'ogni uomo».

Il Giro farà la prima, simbolica tappa in questo saliscendi della storia che ha visto sfilare, nel corso dei secoli, distruzioni epocali e dominazioni straniere, fiorire civiltà e nascere religioni.

Infine, Tel Aviv, dove si concluderà la seconda tappa, che con i suoi grattacieli alla moda, le start up, le botteghe di designer e stilisti e la movida 24 ore su 24 è una città che non dorme mai, effervescente, giovanile, dinamica. È l'altro volto di Israele. Un mix tra moderno e antico con le mura medievali della città vecchia, Jaffa, che guardano verso il mare.

IN SELLA PER LA PACE TRA I POPOLI - È merito di Gino Bartali se il Giro d'Italia 2018 prende il via da Israele.Il grande campione nel 2013 è stato riconosciuto "Giusto tra le nazioni" per aver salvato numerosi ebrei dalle deportazioni nei campi di concentramento. Sarà Gerusalemme a ospitare la tappa inaugurale del Giro, il 4 maggio. I partecipanti resteranno in Israele per altre due frazioni della celebre corsa, che si concluderà in Italia, a Roma, il 27 maggio. Delle tre tappe che si correranno in Israele, una sarà a cronometro mentre le altre due in linea, adatte alle ruote più veloci del gruppo. Nella Città santa ci sarà un percorso molto articolato all'interno dell'abitato, con l'arrivo a ridosso delle mura della città vecchia. Sabato 5 la prima frazione in linea che porterà il gruppo da Haifa a lei Aviv dopo 167 km. Ultima tappa in terra israeliana di 226 km, domenica, da Be'er Sheva a Eilat sul Mar Rosso. L'arrivo sarà il 27 maggio a Roma. Due capitali spirituali unite dalla corsa rosa e da un anelito di pace e di fratellanza tra i popoli di cui lo sport si fa ambasciatore.