6 Novembre Nov 2018 1120 7 days ago

Elia Viviani, un anno da Numero Uno

Il campione d’Italia ripercorre la sua stagione perfetta

Viviani Dirocco

Numero 1 al mondo per le 18 vittorie conquistate (Valverde e Groenewegen 14; Alaphilippe 12; Ackermann 9), 4° nel ranking mondiale (dopo Valverde, Alaphilippe, Simon Yates), 6° nel World Tour (solo italiano nei primi 30): Elia Viviani può dire “è stata un’annata perfetta”, nel corso della visita alla redazione de L’Arena nella quale ha consegnato la sua maglia tricolore.

“Le giornate passive – dice – sono limitate a due: la mancata vittoria alla Gand-Wevelgem e la Sanremo dove qualcosa mi è mancato. È stata scelta perfetta correre due grandi Giri. I dubbi c’erano sulla Vuelta, molto dura, ma la corsa mi ha ripagato. E’ stata una stagione programmata alla perfezione, tutto è sempre andato bene, senza intoppi”.

Un flash per ogni vittoria?

“Quella al Down Under ha cancellato ogni pressione e fatto capire che si era lavorato bene. A Dubai, due tappe e classifica hanno detto che il treno era a posto e a Abu Dhabi c’è stata la conferma. La vittoria alla DePanne vale come consolazione dopo Sanremo e Gand. Al Giro è stato bello tornare a vincere dopo il 2015 ed emozionante indossare per 19 giorni la maglia ciclamino. Le tre tappe all’Adriatica Ionica hanno dato un bel segnale in vista del campionato italiano, dove ho vissuto il giorno più bello ed emozionante per il modo in cui ho vinto su un percorso difficile. Non so quando mai potrà arrivare un altro giorno così. E’ stato importante ripetermi ad Amburgo in una corsa World Tour e le tre tappe alla Vuelta hanno coronato l’anno, in particolare è stato da brividi vincere a Madrid in maglia tricolore. Non c’era miglior modo di finire la stagione”.

Ci sono stati anche otto secondi posti.

“Ci stanno, abbinati a 18 vittorie. Quelli alla Cadel Evans e alla Gand potevano essere vittorie, ma altre volte ho trovato avversari più forti”.

Stagione ripetibile?

“Non voglio pensare sia difficile ripeterla. L’aver cambiato squadra mi ha creato più occasioni e ora quando faccio una volata dipende dalle mie gambe, perché la squadra è sempre lì, in mio appoggio”.

Gaviria è passato all’UAE: quali pro e contro per lei?

“Averlo in squadra e non esserci mai incrociati, è stato un vantaggio. Senza, si evitano possibili rivalità interne in corse come Sanremo e Gand alle quali entrambi aspiriamo. Posso anche sperare che Richeze e Keisse, che facevano parte del suo gruppo, possano passare nel mio “treno”, anche se non so quanto sarà possibile. Avrò un avversario forte in più in tutte le gare a cui punteremo”.

Il percorso del Giro 2019?

“Sembra quasi il Giro dei sogni. Sulla carta, ci sono sei volate, un buon numero. Poi, dalle ricognizioni capiremo il percorso in dettaglio. L’ultima settimana sarà infernale per i velocisti, ma ci sarà la voglia di arrivare nella bellissima Verona. So che sarà difficile migliorare il mio fantastico Giro 2018, ma ho fiducia”.

Non sa se correrà Giro o Tour nel 2019: guardando all’anno olimpico, nel 2020 sarebbe meglio correre Giro o Tour per preparare al meglio i Giochi?

“Sicuramente il Tour, che si concluderebbe 15 giorni prima dell’Olimpiade. Sono andato più forte di sempre quando, concluso un grande Giro, ho potuto recuperare bene e avere una gran gamba alle corse successive. Vedi la mia prestazione al campionato italiano. Ma non posso pensare al 2020 perché a fine 2019 sarò in scadenza di contratto”.

Il Mondiale 2019 nello Yorkshire può essere un obiettivo?

“Sì. Il percorso non è durissimo, sarà tipo Bergen e Richmond con strappi corti, ma duri. Per il Mondiale, l’ideale sarebbe correre Giro e Vuelta come quest’anno. Credo che il gruppo debba essere quello degli ultimi anni, con Moscon, Trentin, Colbrelli, De Marchi e uomini di fatica”.

Renzo Puliero

(Photobicicailotto)