29 Gennaio Gen 2019 1722 6 months ago

Professionismo: l'Italia conserva la leadership

Con l'apertura della stagione i dati del tesseramento confermano che gli atleti italiani sono tra i più numerosi nel gruppo dei World Team, Pro Continental e Continental. Qualità e quantità che vedono il nostro movimento ai vertici assoluti.

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La stagione dei professionisti è appena partita e già i corridori italiani si sono messi in mostra, a cominciare da Elia Viviani, che si conferma il nostro miglior interprete per le corse di un giorno. Il corridore veronese lo scorso anno ha collezionato il suo personale record di vittorie e quest’anno è ripartito con il piede giusto. Metaforicamente (e non solo) è alla testa di una folta pattuglia di corridori italiani, che contribuiscono in modo determinante alle fortune di tante squadre professionistiche nel mondo. Sono stati definiti ciclisti nella “fuga sbagliata”, perché impegnati con squadre pro non affiliate in Italia. In questo periodo in cui le eccellenze italiane preferiscono l’estero per potersi esprimere al meglio, il fatto che accada anche nel nostro sport non ci fa piacere e merita una riflessione. Però è anche giusto ricordare alcuni dati che permettono di capire l’attuale stato del settore.

L’Italia si conferma il maggiore fornitore di corridori professionisti del mondo. Per restare solo alle squadre World Team, il nostro paese è ancora il primo: 51, contro i 49 del Belgio (dati dal sito ufficiale UCI), i 41 della Francia, i 32 dell’Australia, i 27 della Germania e i 21 della Gran Bretagna.

E’ vero, paghiamo un calo rispetto a 10 anni fa, ma è altrettanto vero, però, che sulla scena sportiva sono apparse nuove realtà, in grado di portare al professionismo atleti che prima si dedicavano ad altre discipline. Cresce la concorrenza sportiva mondiale, non solo nel ciclismo, come confermano i recenti medaglieri e medagliati olimpici. Esiste inoltre un motivo legato specificatamente al nostro sport e all'evoluzione della figura del ciclista professionistico. Negli anni passati venivano considerati professionisti quelli che attualmente sono conteggiati Continental (per l'Italia, nel 2019, oltre 100, vedi tabella). Nel corso degli anni il numero dei passaggi dai 50/40 annui è sceso a 20/15, per i parametri di maturazione imposti in virtù delle norme applicate per la concessione al passaggio al professionismo, tendenti a garantire una maggiore maturazione tecnica dell’atleta.

Nonostante tutto questo, restiamo, ancora il Paese con il maggior numero di corridori elite: dato confermato anche dalla partecipazione Pro Continental e Continental.

In totale i professionisti italiani che corrono in giro per il mondo nel 2019 saranno 117 (dato ad oggi e che si riferisce solo a corridori WT e ProContinental) di cui anche i 14 recenti abilitati dall’ultimo Consiglio federale. Se aggiungiamo anche i corridori Continental, in tutto rappresentano poco meno del 10% della folta pattuglia mondiale. Forse nessun paese riesce a fare meglio.

Per entrare ancora nel dettaglio, pubblichiamo di seguito anche una tabella che indica in che percentuale i pro italiani si tesserano in Italia. Da tenere in conto che il numero complessivo dei Pro Continental è di una unità inferiore rispetto a quanto indicato dall'UCI, in quanto un tesseramento non è stato ancora perfezionato.

Alla luce dei risultati degli ultimi anni nessun rischio che i nostri corridori rappresentino una maggioranza di poca qualità. Il movimento può vantare campioni di spessore che nel 2018 hanno vinto su tutti i terreni e che non rispondono solo ai nomi di Viviani e Nibali, per citare i più noti. l'Italia è stabilmente nel primi tre posti del ranking internazionale e, soprattutto, è ancora sinonimo di qualità. Come si evince dalle molte posizioni apicali occupate da dirigenti e tecnici italiani nelle squadre più importanti del panorama internazionale. Il made in Italy, nel ciclismo, è ancora sinonimo di professionalità.

E’ stato più volte evidenziato il problema della mancanza di formazioni World Tour nel nostro Paese. Le cause sono diverse, alcune delle quali proprie del sistema Italia (fiscale e del mondo del lavoro), altre di un mondo sportivo in evoluzione (che si apre sempre di più ai capitali provenienti dai Paesi emergenti), altre ancora legate alle scelte di comunicazione delle aziende italiane in materia di ciclismo.

La Federazione da sempre è disponibile al confronto e a supportare qualsiasi iniziativa di Istituzioni e privati affinché si continui ad investire nel nostro sport. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo con la consapevolezza che il sistema ciclistico italiano gode di una buona salute, confortata dai numeri e dai risultati che, è bene ricordarlo, lo scorso anno hanno raggiunto il record di 80 medaglie tra mondiali ed europei, superando, per la terza stagione consecutiva, il record di quella precedente.

Antonio Ungaro